cosa vedere a sant agata di puglia

Sant’Agata di Puglia, un piccolo centro pieno di tesori da scoprire ricco di storia, sapori e tradizioni, saprà senza dubbio lasciarvi a bocca aperta. Con il suo caratteristico castello, i murales e le stradine scoscese: un borgo da fiaba dove si respira aria buona e si mangia del buon cibo.

Sant’Agata di Puglia, in provincia di Foggia, è un centro di circa 2mila abitanti che ha ottenuto la bandiera arancione nel 2002. Si tratta di un progetto del Touring Club Italiano per promuovere i paesi dell’entroterra.

Incastonato tra i Monti Dauni, a pochi passi da Ascoli Satriano, Candela e Rocchetta Sant’Antonio, si erge ad un altitudine di quasi 800 metri sul livello del mare. In questa guida scopriremo tutte le bellezze di Sant’Agata e cosa visitare sia nel piccolo paesino che nei suoi dintorni. Mettetevi comodi e partite per questo viaggio assieme a noi.

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La storia di Sant’Agata

Il paese ha avuto un impulso in epoca romana ed è proprio da lì che parte la storia di questa località di aveva grande valore logistico e militare per la politica imperiale di Roma. La fortificazione degli sbocchi ad est degli appennini Appulo-irpini e la realizzazione del ponte di Calaggio consolidava le difese. Inoltre, garantiva il collegamento, tramite una deviazione, della via Appia con la Traiana, vitale per il traffico commerciale e militare tra Brindisi e Benevento

Il ponte di Calaggio aveva anche un ruolo primario nel collegamento con la via Herculea, tra Lucania e Sannio, e con la Herdonea, che prende il nome dalla città romana di Herdonia, molto importante a livello strategico, perché era vicina alla via Traiana.

La storia romana ha permeato Sant’Agata al punto che il monastero di S. Antonio Abate sorge su una stazione di posta dei romani. La successiva evoluzione urbanistica medievale sopravvive ancora oggi. La struttura di riferimento è il castello dominante da cui si dipartono scalinate molto ripide, archi, vicoli, torrette e campanili che rispondevano a precise logiche difensive. In caso di improvvisi attacchi e incursioni il paese, come molti altri borghi dell’epoca, era una vera cittadella fortificata.

Sant’Agata ai giorni nostri

Il paese ha ancora parte della doppia cinta di mura. Il castello nel perimetro più antico è longobardo anche se poi si sono poi avvicendati normanni, Svevi e Angioini. Molto è rimasto come allora, compresa la seconda cinta che ingloba proprio la cittadella, cioè il cuore pulsante e più difeso per secoli della comunità e l’Arco di Porta Nuova.

I turisti che la visitano fanno quindi una full immersion in un’atmosfera medievale che affonda le sue radici in almeno due millenni di storia. I tesori di Sant’Agata vanno cercati, scoperti e assaporati uno alla volta.

Il castello imperiale

Come detto, il paese era stato concepito come una roccaforte, ritenuta inespugnabile nel Medioevo. Il castello imperiale risale all’887 d.C. e poggia sul concetto di castrum, in epoca longobarda e ancora prima romana, e significa accampamento fortificato che le legioni costruivano in ogni zona dell’impero.

Il castello è stato rimaneggiato più volte, in particolare nel corso del 1400 dai duchi Orsini. Ha conservato sempre la forma e la funzione di fortezza per molti secoli, fino a diventare il palazzo dei marchesi Loffredo in periodo ottocentesco.

La chiesa Matrice San Nicola

Nella cittadella medievale del paese si trova questa chiesa, ricca di opere d’arte e di struttura normanna. Rimaneggiata in stile barocco, ospita sculture in legno seicentesche, un Presepe campano del XVI secolo e importanti dipinti del 1500 e 1600. Una curiosità che attira i visitatori all’interno della cripta riguarda gli affreschi della passione di Cristo con personaggi che altro non sono se non i volti ritratti di abitanti di Sant’Agata.

Chiese e cappelle votive di valore storico e artistico

Altre sculture seicentesche si trovano nella chiesa di Sant’Andrea, mentre in quella dedicata a San Michele Arcangelo si va ancora più indietro nel tempo, con il trittico dei santi quattrocentesco.

Ricca di cappelle votive e altre chiese, tra le quali la SS. Trinità di inizio 700, e i luoghi di culto associati a conventi di epoca medievale e seicenteschi, S. Agata di Puglia offre una vera immersione nella religione, storia e arte di epoca medievale, rinascimentale e barocca. Si tratta di uno scrigno prezioso che ha sfidato i secoli per arrivare fino a ai giorni nostri.

Le attività e i palazzi di Sant’Agata di Puglia

Il paese, pur trasformato in cittadella e roccaforte per ragioni militari, ha conosciuto anche il fervore tipico del mondo contadino del passato. Non può quindi mancare una visita al frantoio Nova, creato nel XVI secolo scavando all’interno di una roccia. 

Il funzionamento era semplice: una macina in pietra, azionata da un asino, e due presse spinte da 4 uomini, con l’aiuto di un asse di legno, legata con una corda a un’asse di ferro, che ruotava azionando le presse per la spremitura delle olive.

L’attività è proseguita fino al 1927, anche se l’impianto di spremitura funziona bene ancora oggi. per questa ragione, la Proloco si è attivata in collaborazione con i proprietari per aprirlo al pubblico. Dal 1993 i turisti possono visitare il frantoio Nova che è un’attrazione e un’istituzione plurisecolare della comunità di Sant’ Agata.

Le visite non finiscono qui, perché secoli di storia hanno lasciato il segno, grazie anche alla costruzione dei palazzi gentilizi, eretti per volontà delle famiglie più in vista, a cavallo tra 600 e 700. Tra queste spiccano le residenze Calcagno, Volpe Capria, Torraco, Vinciguerra e De Marinis.

Il parco urbano delle opere in pietra

Si tratta di sculture che rappresentano un aspetto particolare del patrimonio artistico del paese. I maestri scalpellini di Sant’Agata si sono letteralmente sbizzarriti nei secoli creando leoni rampanti, draghi, spade, fiori, conchiglie, volti, simboli araldici, strumenti dei mestieri, immagini sacre e profane.

Questi elementi scolpiti sono incastonati sulle facciate, sui portali e anche sotto i balconi. E’ evidente che il valore artistico si unisce a quello sociale ed economico. I committenti erano infatti le famiglie che volevano rendere visibile il loro cognome attraverso l’opera degli scalpellini.

Altri avevano una motivazione religiosa, facendo rappresentare il volto di Cristo, della Madonna e dei santi o, più semplicemente, quello dei loro parenti defunti, in segno di devozione, e per invocare la protezione divina contro ogni pericolo.

L’idea di scolpire un attrezzo del mestiere poteva diventare persino una sorta di iniziativa pubblicitaria per l’artigiano che commissionava la scultura. Lo scopo era ovvio: fare conoscere alla comunità e ai forestieri il lavoro di cui si occupava.

Il ricupero delle facciate da parte del comune, ha riportato all’antico splendore queste opere d’arte che attirano l’interesse dei visitatori quando salgono a Sant’Agata. Impossibile infine non godersi lo spettacolo panoramico dal castello imperiale che, ancora oggi, sembra vegliare come in passato sulla valle del torrente Calaggio.

Sant’Agata set del Cinema

Recentemente le bellezze di Sant’Agata sono finite agli onori della stampa nazionale grazie ad alcuni film. Nel 2021, i due comici foggiani Pio e Amedeo hanno scelto proprio questa location per girare il film Belli Ciao diretto da Gennaro Nunziante.

La location del lungometraggio è stata proprio Sant’Agata la loggia delle pugliese con i suoi splendidi panorami. Il film è uscito nelle sale il 1° gennaio del 2022 donando grande risalto alla piccola cittadina pugliese. Il film è stato un successo di pubblico ai botteghini.

Insomma, come avrete di certo capito, questo posto ha molto da offrire grazie ai suoi panorami mozzafiato, l’ottimo cibo e l’aria buona. Abbiamo visto nel dettaglio cosa vedere a Sant’Agata di Puglia e ne suoi immediati dintorni, non vi resta altro da fare che preparare la valigia e organizzare il vostro prossimo viaggio.

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Informazioni sull'autore

Jack Pastrano è nato a Napoli. Travel Blogger professionista, appassionato di viaggi, cultura e territorio. Da anni si impegna per valorizzare le bellezze del territorio italiano descrivendole con cura, passione e dedizione e mettendo il suo sapere al servizio degli utenti. Ama correre, fare trekking, ascoltare musica metal e - specie nei momenti di stress - sorseggiare del buon vino.

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