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Il parere degli esperti

Francesco De Giorgio

Persona nota per la sua grande passione per gli animali e il suo profondo rigore etico, è etologo specializzato in animal cognition, animal ethics e critical animal studies, con una vita d'esperienza pratica nella relazione con cavalli e cani. Docente e consulente presso diversi atenei in Olanda, Italia e all'estero. Tecnico esperto di supporto alla polizia olandese, nelle perizie in caso di maltrattamento animale. Francesco è anche membro del Comitato Etico ISAE (Società Internazionale di Etologia Applicata). Con la moglie, José De Giorgio-Schoorl, dirige in Olanda Learning Animals, Istituto Internazionale per la Zooantropologia.

Non esiste solo la morte del corpo, ma anche quella della mente e delle emozioni di un essere senziente come il cavallo. Mi piace iniziare la nostra dichiarazione in questo senso, per ribadire ed evidenziare le molte morti visibili e invisibili che circondano tutti noi e di cui spesso non siamo consapevoli e che non riguardano solo il cavallo, ma molte altre specie spesso invisibili. Il consumo di carne, di qualunque specie animale essa sia, rappresenta un comportamento anacronistico, che pone notevoli questioni etiche, sotto innumerevoli punti di vista. Se poi pensiamo alle condizioni di vita, non solo nel momento della morte, degli animali destinati all'alimentazione umana, ma nelle fasi iniziali di vita, di gestione, di trasporto e finali, allora possiamo rendercivconsapevoli delle mille sfumature di dolore fisico, mentale edvemozionale che essi subiscono. Parlando di cavalli, animali intensamente sociali, finemente socio-cognitivi, con solidi legami affiliativi, possiamo comprendere come l'impatto di determinate azioni di gestione, tra le quali anche il trasporto su lunga distanza, possano essere fortemente deleteri sull'equilibrio individuale e sociale di questi animali, creando acute sofferenze, visibili e invisibili. In condizioni naturali, i cavalli si organizzano in gruppi familiari, con forti elementi di affiliazione. Anche le dinamiche sociali riguardanti i momenti di formazione di nuove famiglie e gruppi sociali, ha importanti sfumature da cogliere e preservare, nell'ottica di sviluppare una diversa qualità di vita. Nel momento del trasporto verso la morte, la sofferenza nell'essere stati separati dal gruppo sociale di riferimento o del vivere situazioni traumatiche o inappropriate da parte del gruppo sociale stesso, rappresenta un accadimento devastante sotto molti punti di vista. La questione animale collegata ai cavalli, ha il dovere di spingersi anche oltre, di mettere in disccusione si l'impatto del trasporto su lunga di distanza degli animali destinati al macello, si l'impatto nel momento della macellazione, ma allo stesso tempo mettere anche fortemente in discussione tutte quelle macellazioni invisibili dovute ad un suo antropocentrico degli animali, in particolare dei cavalli, come il loro uso e abuso nelle dimensioni addestrative, sportive, ricreative, fieristiche, d'intrattenimento, artistiche e terapeutiche, ribadendo ancora ed ulteriormente che la morte non è solo quella del corpo, ma anche quella della soggettività, delle emozioni, della mente e della socialità di animali senzienti e cognitivi, quali i cavalli sono. Il cambiamento inizia da qui.

Marc Bekoff

Professore Emerito di "Ecologia e Biologia Evolutiva" all'Università di Boulder in Colorado. Insieme a Jane Goodall, il co-fondatore dell'associazione "Ethologists for the Ethical Treatment of Animals" È socio dell' "Animal Behavior Society". Membro del Consiglio di Amministrazione di "The Fauna Sanctuary", "The Cougar Fund" e "Minding Animals International" Inoltre è membro dell'Advisory Board di "Animal Defenders", di "Laboratory Primate Advocacy Group" e di "Project Coyote". Tiene conferenze in tutto il mondo sul comportamento animale e l'etologia cognitiva.

Negli ultimi decenni ho visto numerose immagini orribili e terrificanti di crudeltà sugli animali e di sofferenza animale. Tuttavia, le immagini mostrate in questa investigazione sotto copertura sono tra le peggiori che io abbia mai visto. Anche a un occhio non esperto è estremamente chiaro che i cavalli sono estremamente spaventati nei minuti precedenti il momento in cui saranno uccisi: essi sono profondamente terrorizzati. È incredibile che questi bellissimi animali senzienti - che, per centinaia di anni, hanno avuto una profonda relazione con gli esseri umani - siano ancora considerati come meri oggetti da trasformare in cibo per gli esseri umani utilizzando metodi brutali.

Sonny Richichi

Sonny ha svolto per lungo tempo attività di volontariato per la LAV Lega Anti Vivisezione, ricoprendo vari incarichi a partire dal 1999. Tra le altre cose è stato membro del consiglio direttivo nazionale dal 2002 al 2006, presidente nazionale dal 2004 al 2006 e responsabile nazionale del settore equidi dal 2004 al 2008. E' stato poi direttore della Fondazione Flaminia da Filicaja nel 2009, prima di co-fondare l'IHP, di cui è stato sin da allora responsabile organizzativo e presidente dal marzo 2014. Per quanto riguarda l'attività professionale, fino al 2007 Sonny è stato un bancario e direttore di filiale per 14 anni, per poi cambiare radicalmente vita e dedicarsi interamente alla causa dei diritti degli animali.

Il tema della macellazione dei cavalli e degli altri equidi è controverso per vari aspetti normativi, sanitari, culturali e etici: dando per scontati questi ultimi, vale la pena guardare l'indagine di Essere Animali e conoscere cosa si cela dietro questa crudeltà, per scoprire che la macellazione dei cavalli ha dirette ricadute anche sulla salute umana. Parliamo della specie animale in assoluto più sfruttata dagli umani, in qualsiasi ambito possibile e immaginabile (non è così per le altre specie): macellazione, corse legali e clandestine, circhi, sperimentazione, palii, maneggi, carrozze, commercio illegale e finanche abbandono. E di una delle specie meno tutelate: gli equidi non godono di un quadro legislativo di tutela e le singole normative che in qualche modo li riguardano mostrano pericolose falle e contraddizioni. Il cavallo è l’unico animale a trovarsi contemporaneamente nella condizione di animale da reddito e di animale da compagnia, con conseguente confusione che crea difficoltà anche agli stessi veterinari, per loro stessa ammissione. In tutti i casi, laddove un proprietario reputi sconveniente mantenere un cavallo, può optare per il canale di uscita rappresentato dal macello. Nonostante la scelta tra registrare il cavallo come DPA (cioè destinato alla produzione alimentare, quindi da macello) o NON DPA sia obbligatoria e netta, la pratica quotidiana dimostra come sia facile aggirare la norma e far finire al macello cavalli di ogni provenienza. Alcune stime dicono che circa il 40% cavalli macellati provengono non da appositi allevamenti, ma dai circuiti dell’ippica e degli sport equestri. A ciò si aggiunge un’anagrafe equina che non funziona come dovrebbe, non ha una gestione unica ed uniforme e non garantisce la tracciabilita dei movimenti degli equidi. Documenti ufficiali delle Ausl dimostrano la difficoltà della corretta individuazione degli equidi che arrivano al macello, specialmente quelli di provenienza estera. Report di funzionari del Ministero della Salute evidenziano carenti controlli delle Regioni, mancanza di standard minimi nei macelli di alcuni Paesi da cui importiamo (es. Canada e Messico), residui di sostanze tossiche e dannose alla salute. Per non parlare della facilità con cui si falsificano i documenti e del fatto che non esiste una tracciabilita delle carni equine immesse in commercio. Ecco perché le persone devono essere informate: dove non arrivano le Istituzioni, che da sempre chiudono un occhio pur conoscendo questa realtà, dovrà arrivare la sensibilità e la coscienza morale a porre fine a questa sofferenza.

Agnese Santi

Si è laureata con lode nel 2005 presso l'università di Bologna. Dopo aver affrontato esperienze formative in Italia (Select Breeders Service Italia) e Florida (Peterson and Smith Equine Hospital), ha lavorato come veterinario residente presso un importante allevamento in Irlanda (Kedrah House Stud), prima di intraprendere un Internship presso il Valley Equine Hospital di Lambourn (Regno Unito), dove è rimasta poi nel ruolo di junior clinician. Ha lasciato l'Inghilterra (passando dall'Egitto per un mese di volontariato ad ACE) per tornare in Toscana dove dal 2010 svolge la sua attività di veterinario libero professionista ippiatra. Nel giugno 2014 nel regno Unito ha ottenuto dal Royal College il Certificate in Advanced Veterinary Practice in  Equine Dentistry.

Al di là delle considerazioni personali e del rispetto verso un animale che spesso ha lavorato tutta la vita per e con noi, di fronte a queste immagini la parte di me che ha subito una formazione tecnica veterinaria riguardo alle procedure di trasporto, abbattimento e macellazione non può non fare delle valutazioni tecniche in merito alla correttezza delle singole procedure rispetto ad una normativa esistente. Se però queste si fondono con la mia formazione da ippiatra in primis e da donna di cavalli da sempre in secondo luogo, prende vita un quadro molto diverso. Il primo commento che viene spontaneo è che né le tipologie di trasporto, né tantomeno la maniera di condurre e esortare all'avanzare, né la maniera in cui si usa il proiettile captivo nel cavallo siano assolutamente adeguate per un animale molto reattivo agli stimoli, spaventabile e legato alla possibilità di fuga come il cavallo. Si nota chiaramente in tutte queste fasi come i cavalli siano sul chi va là e al terrore si mischi spesso il dolore di traumi autoinflitti ed inflitti ai consimili più vicini nel tentativo spasmodico di scappare da qualcosa che li ha spaventati. Il rischio che lo sparo del proiettile captivo non sia effettuato correttamente è alto, dato il movimento della testa costante di animali spaventati dall'ambiente, dai rumori e odori, come si vede chiaramente dalle immagini. Risultato: uno stordimento non adeguato e cavalli che spesso vengono appesi ancora coscienti, innegabile maltrattamento. Ricordiamoci che il maltrattamento è riconosciuto dal nostro codice penale. Le strutture, le dotazioni e le modalità non sono state pensate per le caratteristiche etologiche di specie, si è soltanto dato per scontato che dove si macelli una vacca, si possa macellare allo stesso modo un cavallo. Se le irregolarità nel trasporto e abbattimento avvengono purtroppo anche nelle filiere delle altre specie, è innegabile guardando queste immagini che il cavallo, data la sua natura, soffra particolarmente gli abusi di questo settore. Sotto un'altra prospettiva, il cavallo con la sua reattività deve rappresentare un segnale per farci aprire gli occhi e guardare meglio anche nelle filiere di altre specie che, anche se meno reattive, presentano uguale dignità, terrore e dolore. 

Paolo Baragli

Ricercatore presso l'Equine Behaviour Laboratory (Dipartimento di Scienze Veterinarie, Università di Pisa) e si occupa di etologia cognitiva, comportamento e benessere del cavallo. Ha condotto indagini sperimentali sulle abilità spaziali, sul comportamento emotivo del cavallo e sullo sviluppo delle vie cognitive nella relazione con l'essere umano. Il suo scopo è migliorare le condizioni di benessere psico-fisico dei cavalli, attraverso l'applicazione pratica dei risultati ottenuti dalla ricerca e la divulgazione delle corrette conoscenze scientifiche sul comportamento del cavallo e sull'interazione con l'umano. Pubblica con regolarità su riviste internazionali ed ha partecipato come relatore invitato a vari convegni internazionali. In qualità di Responsabile scientifico per l'IHP, supervisiona le pubblicazioni dell'associazione sull'etologia del cavallo ed i corsi sulla relazione tra umani ed equini. Supporta l'IHP nella divulgazione, anche curando la specifica sezione del sito dedicata agli approfondimenti di etologia.

Ritengo non possano, e non debbano, esserci giustificazioni plausibili alle immagini del video. I cavalli sono, come tutti gli animali, esseri senzienti perfettamente in grado, come gli esseri umani, di provare emozioni e dolore. Sono in grado di avere la percezione dell’ambiente in cui si trovano e percepiscono bene se si trovano in un ambiente ostile che gli provoca dolore fisico o psicologico. Oggi sappiamo che molti cavalli soffrono di forme in tutto simili alla depressione umana, indotte dall’ostilità di un ambiente e cercano di difendersi assumendo comportamenti che li aiutano e estraniarsi de quell’ambiente, comportamenti chiamati in inglese “withdrawal behaviours”, perché non hanno altra possibilità di opporsi al dolore e alla vessazione fisica e psichica. Perché quello che certamente non capiscono è il motivo di tutto ciò. Non capiscono le botte, il dolore, la sofferenza inflitte in maniera totalmente gratuita. Mi auguro che presto, molto presto al cavallo sia riconosciuto lo status di animale da affezione e che mai più si debbano vedere scene come quelle del video di Essere Animali. Ciò che ci viene mostrato in questo video è l’agghiacciante brutalità di persone che infliggono dolore ad un essere vivente che non ha, e non avrà mai, nessuna possibilità di rivendicare i propri diritti. Nemmeno il più avido e abietto aspetto commerciale può giustificare tutto ciò. Quando l’essere umano arriva così in basso insieme alla dignità perde anche il più piccolo barlume della cosi detta civiltà.